La Repubblica   24-06-2010

Massimo Giannini

In questo articolo il giornalista vuole mettere in luce la clamorosa “ritirata” che Berlusconi ha iniziato ad attuare il giorno 22 giugno, quando ha ammesso di dover fare due passi indietro sui due fronti più rischiosi della legislatura : la manovra economica e il ddl delle intercettazioni. Nel primo fronte, l’arretramento  è stato dato da Tremonti che si è aperto alle richieste di correzione della manovra da parte delle regioni, dopo le critiche della Lega ai i tagli agli enti locali come uccisione del federalismo.Sul secondo c’è molto di più da dire; poiché non si tratta di sottolineare l’ennesima menzogna spacciata per verità del premier, ovvero i dati sui 7 milioni e mezzo di spiati, che con un corretto calcolo non sono altro in realtà che 26 mila, ovvero  solo il 0,045% della popolazione nazionale ad essere realmente intercettata.Sui discorsi di Berlusconi questa volta invece,si è letta una certa rassegnazione a causa dei vari ostacoli per l’approvazione della legge bavaglio, quali: il Parlamento, visto come orpello inutile, il Presidente della Repubblica, intralcio fastidioso, la magistratura e i giudici, irriducibili nemici; senza contare le discordie all’interno della maggioranza e soprattutto l’opinione pubblica.Perciò il cavaliere ha pensato fosse meglio fermarsi e accettare le richieste di modifica a questo provvedimento, che anche gli altri stati già considerano una minaccia per le indagini e i diritti dei cittadini.Attorno alla legge c’è una morsa fatta da costituzionalisti, lo stesso Giorgio Napolitano, la Consulta e Gianfranco Fini, che insieme all’opposizione ha la possibilità di colpire la legge, almeno in Commissione di giustizia. Ma soprattutto c’è l’opinione pubblica, la grande partecipazione della rete e del popolo viola che trasforma la legge bavaglio in una battaglia per la libertà e non solo per la legalità, cosa che comunque fa riflettere sulla qualità della nostra democrazia, che  dovrebbe unire il diritto dei giornali di informare e quello dei cittadini di esserlo, con il dovere del governo di far pensare il popolo, e non farlo votare da persone automa. E così, proprio per questo dice Giannini, questa legge non può per forza passare, perché scavalca un limite che non si può, ne si deve, superare: la democrazia.

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