La Repubblica  27-07-2010

Vittorio Zucconi

Uno sguardo su un Afghanistan ormai dimenticato. Sottinteso che all’inizio di una guerra c’è sempre una menzogna, quella in Medio Oriente era stata giustificata dall’11 settembre, ma anno dopo anno, dice il giornalista, ha perso la propria causa e moralità. Ma malgrado le buone intenzioni, anche su questa guerra, come è successo 40 anni fa con la guerra in Vietnam, sono venuti fuori i rottami della verità celata sotto una propaganda minimizzante, che spezza in occasionali mezze-verità un quadro ben più chiaro e ripugnante. Come allora in cui i giornalisti pubblicarono i rapporti segreti del Pentagono che svergognarono il conflitto del Vietnam, oggi 92 mila documenti militari riservati alla missione in Afghanistan sono stati diffusi dai siti della rete (Wikileaks). Testimonianze che però faticano ad oltrepassare e smuovere la palude di indifferenza in cui l’opinione pubblica da mesi ha rinchiuso un Iraq devastato dalle stragi e l’Afghanistan, dove centinaia di vittime innocenti cadono sotto i robot telecomandati dal Nevada. Perché nulla potrebbe sospettare che in America ci sia una guerra; gli “Afghan Paper” cadono come pietre su un opinione pubblica che non vuole vedere cosa viene fatto in suo nome, e non rivelano nulla che già non si sospettasse. Delle immagini agghiaccianti riguardanti la Villa Triste di Bagdad o il carcere di Kabul (che pure non sarebbero dovute uscire) non sarebbe stato necessario, e neppure di questi documenti lo è , per capire che l’operazione “ Iraq Freedom ” è un cruento e controproducente fiasco. E sebbene sia un’altra vittoria per l’informazione contro la bugia,  il nemico Taleban  si ricompone, i soldati continuano a morire  in costante crescita, e la guerra in Afghanistan continua, dimenticata, sporca e lontana.

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