Il Corriere della Sera   11-08-2010

Francesco Giavazzi

La causa comune della crisi finanziaria, afferma il giornalista, sia in Europa che negli Stati Uniti, è stata la corruzione della politica. In Germania, i presidenti dei Länder (regioni tedesche)spingevano le banche a fare prestiti agevolati alle aziende dei loro territori, costringendo così i banchieri a ripiegare investendo in titoli rischiosi per  pareggiare i conti. In America, invece, si è consentito ai banchieri di attribuirsi eccezionali compensi in cambio di concessioni mutue a tutti, minando così la solidità delle banche; e si è fatto diventare Wall Street il maggior finanziatore di campagne elettorali, consentendogli di dettare le proprie regole al Congresso.  Le banche che sono risultate instabili, inoltre, sono tutte pubbliche, cosa che non consente l’apertura al mercato e difficilmente rafforza il patrimonio. Galli mette in luce anche la responsabilità della politica, nascosta dietro le colpe della finanza, dell’eccesso di mercato e della globalizzazione; affermando che è proprio quest’ultima che consente all’Europa oggi di ricominciare. Il baricentro del mercato si è spostato, grazie alla sua apertura ai paesi emergenti, all’india, alla Cina e al Brasile. Negli Stati Uniti invece la nuova riforma dei mercati finanziari potrebbe ridurre le eventuali nuove crisi, proibendo alle banche di correre eccessivi rischi, ma i regolamenti attuativi devono ancora essere approvati; mentre un grosso cambiamento è stato costituito dalla nomina di Mary Schapiro alla guida della Securities and Exchange Commission (Sec), la Commissione nazionale per le società e la borsa (Consob)americana, la quale è stata riabilitata grazie a lei. Diversamente dall’America invece, in Italia il governo non riesce nemmeno a nominarne un capo, segno di un’ evidente  debolezza politica, la quale invade il campo altrui e grida tanto, ma non si fa sentire sulle questioni importanti.

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