Storia della letteratura italiana, F.de Sanctis – sintesi

Il Rinascimento

De Sanctis descrive l’Italia del rinascimento come una nazione profondamente colta e intellettuale ma vuota e fiacca. Che cadde per questo motivo in mano allo straniero con tanta facilità, con l’aiuto della vasta corruzione del paese, frutto di una profonda indifferenza religiosa, politica e morale. In quel tempo, tale era la corruzione italiana che Lutero spaventato proclamò la Riforma donando al mondo una teologia più pura; ma non era più possibile una tale riforma in quell’Italia coltissima che rideva della corruzione e la scienza era la sola cosa in cui credeva; fu perciò visto dagli italiani come un barbaro, che negava la loro sola divinità ancora esistente: l’arte e il culto della forma. Il suo Lutero fu perciò Machiavelli.

Machiavelli

De Sanctis descrive Machiavelli come la coscienza e il pensiero di quel secolo, ciò che di meglio uscì da quella società. Frutto di una civiltà che andava contro il misticismo e e l’esagerato spiritualismo,e  approvava l’affermazione della scienza dell’uomo quale è,  facendo della sua conoscenza il suo obiettivo. Si passa così dal teocentrismo all’antropocentrismo, mentre tutti gli universalismi medievali scompaiono. Ma è un medioevo morto nella coscienza ma vivo ancora nelle istituzioni, dando vita ad un ozio che è la radice della corruzione italiana, di cui non si parlava che per riderne.

Machiavelli, dice, vuole difendere il libero arbitrio, laicizzando la provvidenza e la fortuna.

Ne il suo Principe, però, afferma che Niccolò è stato giudicato solo per il suo valore morale, quale codice della tirannia, sintetizzata nella storica frase de il fine giustifica i mezzi, facendo di questo personaggio una figura rimpicciolita e portando una riflessione limitata, vedendo la sua grandezza nel suo sogno utopistico.

De Sancitis vuole invece ridimensionare la sua moralità come coscienza chiara di quel movimento cinquecentesco, che ha il coraggio di interrogare il proprio tempo e l’Italia, ponendo come modello il mondo greco e romano.

Gli italiani infatti quando s ritrovarono sottomessi prima trescarono , ma si abituarono presto e gli intellettuali indifferenti continuavano a spassarsela. Il pensiero infatti non era più la parola e la parola non era più l’azione, non c’era nessuna coerenza e come soluzione, e poiché il popolo cerca la sua medicina nel passato, si voleva rifare il medioevo, secondo il concetto di Savonarola.

Machiavelli invece riuscì a vedere la malattia in tutto quello che altri chiamavano prosperità, e la corruzione della razza italiana contrapposta alla sanità germanica, che aveva il suo centro massimo nel clero e nella corte romana. Vede infatti nel potere temporale del papa un governo assurdo e il principale pericolo italiano. La sua patria è infatti il comune libero, un governo di tutti nell’interesse di tutti, superiore perciò alla tanto nota moralità e alla legge.

Guicciardini

De Sanctis, se in Machiavelli vede la coscienza di quell’epoca, non riconosce invece in Guicciardini nemmeno l’appartenenza a quella generazione. Dove infatti c’era l’utopia, dice, ora c’è la disillusione più ceca, e la malattia del tempo invece di essere individuata e curata viene sublimata a regola di vita, sognando senza compromettersi.

Guicciardini è la sintesi di questa malattia, pur sognando e pensando le stesse cose di Machiavelli; è colui che senza vergogna accetta l’anomalia  e ne fa la normalità, separando nettamente la teoria dalla pratica, le aspirazioni dalla realtà. La difesa del proprio particulare e non l’interesse comune diventa l’aspirazione della vita, e il contrario solo a  patto di non compromettere la propria comodità e non creare alcun danno.

Con Guicciardini si sogna ancora la libertà ma ci si adatta volentieri se la situazione muta, si prende il mondo come viene cercando la maggiore comodità possibile, perché è così che fanno gli uomini “leggeri”, i savi.

Manca ogni degno scopo della vita, e questo identifica la corruzione italiana; ogni bella azione deve essere conciliabile con il proprio interesse personale; il  contrario di ciò che fecero i “pazzi”  fiorentini.

Con lui compare quindi una generazione rassegnata, senza illusioni, che non potendo combattere e curare la corruzione fa di questa la sua saggezza e gloria; la innalza a regola di vita, poiché gli ideali sono morti e i vincoli spezzati, perché non ci sono più le sciocche illusione della generazione passata e le utopie machiavelliane.

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