Trama:

La storia narra della decisione che prende un pover’uomo etichettato come “jettatore”, senza possibilità di riscatto, che per sfuggire alla miseria che questo soprannome gli porta (perdita del lavoro, esclusione dalla società), decide di volgere a proprio favore la situazione in cui si trova, prendendo su di se questo titolo come lavoro e pretendendo anche una patente, ovvero un riconoscimento delle doti che gli sono state attribuite e che d’ora innanzi sfrutterà per vendicarsi e sopravvivere in quella stessa società che lo ha prodotto.

Personaggi:

Rosario Chiàrchiaro, Rosinella, sua figlia, Il giudice istruttore D’Andrea, Tre altri Giudici, Marranca, usciere

Descrizione di un personaggio:

Rosario Chiarchiaro. Benché compaia in un secondo momento è il protagonista della vicenda, personaggio attorno alla quale si muovono tutti i sentimenti della novella: la pietà del giudice, la superstizione del popolo, la disgrazia delle figlie, l’ambascia che trascina ovunque vada. Chiarchiàro è un pover’uomo che per la sua reputazione di portare sfortuna viene bandito da cittadino e dalla società; buttato sulla strada senza lavoro e pieno di odio per il genere umano alla fine trova un modo di riscattarsi usando a suo favore la stupidità di coloro che odia, e sfruttarla per rivendicare la sua umanità e trovare una sua personale giustizia.

Luoghi della vicenda narrata:  

Paesino italiano.

Tempo della storia:

Anni contemporanei all’autore, quindi i primi del novecento.

Tempo del racconto:

I fatti vengono narrati in tempo reale nell’arco di una giornata.

Tematiche proposte:

Le tematiche che l’autore ci propone sono molteplici e tutte rivolte all’essere umano nelle molteplici facce della sua disperazione: la paura ignorante, la crudeltà, la povertà, la volontà di riscatto, lo sfruttamento del prossimo, la discriminazione più cieca, la pietà. Nella figura del giudice c’è l’uomo sobrio, capace di compassione e intelligenza di fronte all’ingiustizia, all’ignoranza del popolo; in Chiàrico troviamo tutto ciò che invece un uomo qualsiasi può arrivare a diventare quando è vittima del gioco crudele della società, che arriva poi ala folle gioia dell’infliggere il male inventato dagli stessi che lo hanno discriminato, fino a sfruttare la causa della sua rovina. Di fronte a questo prodotto della società anche l’uomo migliore soccombe come il giudice vedrà morire il suo cardellino, il simbolo dell’ umanità che porta con sé ovunque, della parte ingenua forse di ognun di noi, che nel momento del pubblico riconoscimento della malasorte di Chiarico finisce per morire, a conferma della patente, emblema di come ogni credenza arrivi a essere verità nell’ignoranza.

Frase da ricordare:

Tale e quale come noi, amici miei, quando crediamo che la natura ci parli con la poesia dei suoi fiori, o con le stelle del cielo, mentre la natura forse non sa neppure che noi esistiamo.

Incipit:

Il giudice d’Andrea entra per la comune col cappello in capo e il soprabito. Reca in mano una gabbiola poco più grossa d’un pugno, va davanti alla gabbia grande sul quadricello, ne apre lo sportello, poi lo sportellino della gabbiola e fa passare da questa nella gabbia grande un cardellino.

D’Andrea

    Via, dentro! – E su, pigrone! – Oh! finalmente… – Zitto adesso, al solito, e lasciami amministrare la giustizia a questi poveri piccoli uomini feroci.

 

 

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